QUANTO DURA UNA PSICOTERAPIA?

In genere la durata della Psicoterapia breve varia da alcune settimane ad un anno, a seconda di alcuni fattori come: il tipo di problema e di contesto sociale, il tempo che è trascorso dall’inizio dei sintomi e la personalità del paziente. I lavori che hanno una durata superiore all’anno sono orientati a modificare la struttura di Personalità.

Distinguo tre principali obiettivi terapeutici: la gestione del sintomo, la conoscenza delle cause che l’hanno generato o un lavoro più profondo sullastruttura di personalità del paziente. Nel primo caso l’intervento è generalmente di 3-6 mesi, mentre nel secondo caso può essere necessario un anno o anche più tempo in quanto il lavoro terapeutico non è sulla manifestazione del disagio, ma sull’individuazione delle cause. Nel lavoro sulla struttura di personalità, sono necessari circa due anni o più. Tempo necessario per modificare i pensieri, la modalità di percepire ed esprimere le emozioni, gli atteggiamenti con l’obiettivo di costruire schemi mentali-emotivi-comportamentali diversi dai precedenti.

All’inizio del percorso la cadenza delle sedute è settimanale, ma raggiunto il primo obiettivo è sufficiente un incontro ogni due settimane per sedimentare ciò che si è raggiunto. 
Dopo la fine della terapia sono previsti dei colloqui di follow-up, di controllo, a distanza di uno o tre mesi.

QUANTO COSTA?

Vedere sul sito il tariffario dell’Ordine degli Psicologi:http://www.psy.it/tariffario.html

E’ EFFICACE?

Diversi autori hanno verificato un risultato positivo di circa dall’80% al 90% dei casi trattati, ma questi dati prendono in considerazione tutti i diversi approcci psicoterapeutici che sono rappresentati nei tre filoni teorici principali: umanistico, cognitivo-comportamentale e psicodinamico.

QUALI TIPI DI PSICOTERAPIA SONO PIU’ EFFICACI?

In generale per la gestione del sintomo sono necessarie psicoterapie ad indirizzo cognitivo-comportamentale o strategico, mentre per le terapie che intervengono sulle cause del problema sono necessarie le terapie umanistiche o ad approccio integrato. In letteratura risultano delle variabili che sono cruciali nell’influenzare il risultato: ad esempio le variazioni della frequenza delle sedute e la durata della terapia, le caratteristiche del terapeuta e del paziente, il tempo che è trascorso dall’inizio dei sintomi, le tecniche utilizzate.

SONO NECESSARI ANCHE I FARMACI OLTRE ALLA PSICOTERAPIA?

A volte può essere necessario un sostegno farmacologico per aiutare il paziente a superare una fase emotivamente difficile che gli impedisce di utilizzare le sue risorse per il lavoro terapeutico. Previo consenso del paziente, lo psicoterapeuta e il medico o lo psichiatra sono tenuti alla reciproca informazione.

QUANTI TIPI DI PSICOTERAPIA CI SONO?

Dalla letteratura risulta che, pur essendoci tre filoni teorici principali, esistono circa 250 tipi di psicoterapie.

QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE?

I tre filoni teorici sono: Umanistico, cognitivo-comportamentale e psicodinamico. L’assunto di base del filone Umanistico è che la persona ha una tendenza innata all’autorealizzazione, all’autonomia e al sano sviluppo. All’origine del disagio psicologico sono ipotizzati gli stili educativi e relazionali che non favoriscono lo sviluppo delle proprie caratteristiche. Il disagio psicologico è l’espressione naturale della mancata realizzazione dei propri bisogni, motivazioni e obiettivi. Pertanto l’obiettivo delle terapie umanistiche è di aiutare l’individuo ad autorealizzarsi, incrementando la consapevolezza e l’espressione dei propri bisogni e motivazioni, sviluppando aspetti potenziali ed inibiti della sua personalità. L’azione terapeutica si concentra sulla situazione attuale piuttosto che sul passato della persona. Tra i modelli troviamo il modello rogersiano, la terapia della Gestalt, l’Analisi transazionale e la terapia esistenziale.

Il filone Cognitivo-comportamentale identifica la causa dei problemi presentati dal paziente nelle credenze e abitudini cognitive erronee. L’obiettivo è di modificarle utilizzando sia un lavoro di ristrutturazione cognitiva che la modificazione del comportamento. È una terapia strutturata, direttiva, di breve durata e orientata al presente. La desensibilizzazione sistematica è una delle tecniche utilizzate.

Il filone Psicodinamico identifica la causa dei problemi presentati dal paziente dall’estromissione dalla coscienza di desideri, impulsi, fantasie, conflitti, considerati inaccettabili per sé o per l’ambiente. La pressione dei contenuti rimossi si traduce nella formazione di sintomi.

La psicopatologia deriva dalla mancata risoluzione di conflitti inconsci e dalla loro fissazione o regressione a particolari stadi evolutivi. I meccanismi di difesa del paziente risulteranno disfunzionali nella sua realtà attuale.

L’obiettivo è di far emergere questi contenuti rimossi utilizzando l’analisi dei meccanismi di difesa e del transfert (è il trasferimento di impulsi e fantasie sul terapeuta). Una tecnica utilizzata è l’interpretazione dei sogni.

COME SI SVOLGE IL PERCORSO DI PSICOTERAPIA?

C’è una fase iniziale di colloqui (3 o 4) con la somministrazione di test diagnostici. Essi hanno lo scopo di inquadrare il disagio della persona, definire l’obiettivo di terapia e i passaggi necessari per raggiungerlo. Aiutano il paziente a dare un primo significato psicologico al suo disagio. 
In alcuni casi, la fase diagnostica è sufficiente al paziente per superare la difficoltà che vive. Nella maggior parte dei casi è il preludio del percorso terapeutico.

COME SI SVOLGE IL PRIMO COLLOQUIO?

Nel primo colloquio lascio parlare liberamente la persona per cogliere come struttura il problema e ciò che lo potrebbe causare. Spesso le persone sono tese e temono di non saper cosa dire. È normale, ma dopo qualche minuto il dialogo si svolge naturalmente e la persona si sente a suo agio. Spesso, al primo colloquio il paziente cerca il lettino dell’analista. Il mio approccio è Umanistico-integrato e il rapporto con l’altro è prioritario, di conseguenza non ci sono barriere, come tavoli o tavolini. C’è un divano, due poltrone, uno specchio, due mobili e l’arredamento è caldo e accogliente. I colloqui sono vis-à-vis, (faccia a faccia), essa è per me una posizione attiva e paritaria.

QUALI DOMANDE FA LO PSICOTERAPEUTA?

Innanzitutto chiedo il motivo per il quale la persona ha chiesto di iniziare la psicoterapia e perché ora. Poi raccolgo i dati del contesto in cui si è sviluppato il problema e delle informazioni sul funzionamento psicologico, emotivo e comportamentale della persona e della sua famiglia per verificare le identificazioni e gli atteggiamenti di gestione del “problema”. Normalmente somministro i trequestionari (Anint, Espero, Millon) nel primo o secondo colloquio. Dal primo o dal secondo colloquio pongo delle domande per chiarire il problema e la richiesta del paziente per definire l’obiettivo del percorso. A volte, l’obiettivo, è chiaro sin dal primo colloquio, ma a volte sono necessari più colloqui per definirlo perché la persona sente il disagio, ma non sa quale direzione è migliore per sé.

QUANDO INIZIARE LA PSICOTERAPIA?

Per iniziare una psicoterapia è necessario che la persona stia vivendo un forte disagio, non è sufficiente essere curiosi o voler crescere. Questo perché la semplice curiosità non genera quella tensionenecessaria da utilizzare come spinta al cambiamento. La psicoterapia è un percorso difficile, con alti e bassi emotivi che necessita di energia da poter investire per poter cambiare vecchi schemi mentali, comportamentali ed emotivi.

QUANDO INTERROMPERE LA PSICOTERAPIA?

Si può valutare di interrompere la terapia quando non c’è una remissione parziale dei sintomi disturbanti entro i primi sei mesi del percorso. L’articolo 27 del Codice Deontologico dello Psicoterapeuta aggiunge che il terapeuta può interrompere la psicoterapia quando valuta che il paziente non trae alcun beneficio dalla cura. L’interruzione della cura va comunque valutata insieme tra paziente e terapeuta. Nella mia esperienza, interrompere la terapia può essere di aiuto al paziente per prendersi del tempo prima di accettare di dover investire energie in un lavoro di cambiamento di sé, accettando che non sono gli altri a cambiare.

CHI FA LA PSICOTERAPIA E’ MATTO?

Negli ultimi anni la maggior parte delle persone che hanno richiesto una Psicoterapia, presso il mio studio, erano consapevoli di fare una richiesta di aiuto per risolvere ciò che li faceva soffrire e solo una minima parte si è presentata col timore di non essere “sano” o di non essere “recuperabile”. Riconoscere di aver bisogno di un percorso terapeutico può creare un senso di insicurezza in se stessi e nelle proprie capacità nel risolvere il proprio disagio, che può generare un circolo vizioso di fantasie negative che vanno ad alimentare il senso di incapacità e di perdita di controllo. Diventa allora naturale chiedere aiuto ad un professionista competente che possa aiutare la persona a diventare consapevole dei suoi processi mentali e ad apprendere delle strategie per uscire da ciò che lo limita e lo blocca per recuperare l’equilibrio e la serenità.

 

Dott.ssa Patrizia Baroncini L.D.